Asse cervello-intestino al tempo del Covid-19

Stimoli da stress sociale continuativo, come l’attuale caso del Covid-19, possono causare alterazioni al tono dell’umore. Ciò è determinato dal noto ruolo dell’asse cervello-intestino. Infatti, grazie al nervo vago (o nervo X), il nostro cervello sta in stretto rapporto con l’intestino. Per questo molti autori considerano tale nervo una sorta di autostrada tra il distretto enterico e quello nervoso.

i) Intestino

Nel nostro intestino – lungo circa 7 metri, di cui 6,5 m di intestino tenue e 50 cm di intestino crasso – albergano circa 1,5 Kg di microrganismi, ossia batteri, funghi e virus. Essi costituiscono il nostro microbiota intestinale, un ecosistema con il quale conviviamo ogni giorno.

ii) Eubiosi

In questo delicato sistema, un ruolo pilota lo svolgono soprattutto popolazioni batteriche considerate “buone”, che, trovandosi in condizioni di equilibrio detto eubiosi, costituiscono un importante fattore protettivo del nostro organismo, proteggendoci da numerosi stati patologici. Attualmente, dopo opportuno trattamento, queste popolazioni batteriche “buone” possono essere, se biocompatibili, trapiantante da soggetto sano a soggetto malato, con importanti miglioramenti di quadri infiammatori enterici molto gravi. Tale metodica è nota come trapianto fecale, una rivoluzione in medicina, effettuata con enorme successo in molti centri di eccellenza in Italia, tra questi  ricordo il Policlinico Gemelli, Roma.

iii) Disbiosi

Quando tali popolazioni batteriche buone iniziano a scarseggiare a favore di popolazione batteriche “cattive”, si crea uno stato sub-clinico di squilibrio denominato disbiosi intestinale. Spesso essa si manifesta in maniera asintomatica o di lieve/moderata entità, causando episodi di coliti, diarree frequenti, stipsi, flatulenza e difficoltà digestive.

Uno stato di disbiosi intestinale in cronico, se non trattata nel tempo, può tradursi in diverse patologie, quali per esempio: obesità, diabete di tipo II, sindrome metabolica, malattie infiammatorie intestinali, diverticoli, cancro del colon-retto, artrite reumatoide, patologie neurodegenerative, sindromi depressive e allergie.

iv) Metaboloma intestinale

C’è da dire che queste popolazioni batteriche, che popolano il nostro intestino in gran quantità, vengono considerate una vera e propria fabbrica farmacologica. Infatti producono molti metaboliti attivi che spesso agiscono anche in altri distretti del nostro organismo. Vediamo i principali. L’acido solfidrico può essere un fattore di rischio perché favorisce l’infiammazione e la permeabilità intestinale, nonché causa il temuto gonfiore addominale. Il lattato, invece, è considerato utile per il mantenimento di un corretto pH all’interno del tratto enterico. Gli acidi grassi a corta catena, vale a dire acetato, butirrato e propionato, sono utili per il corretto funzionamento del sistema immunitario enterico e sistemico. Esistono molti altri metaboliti prodotti nel lume intestinale con diverse funzioni. Non dimentichiamo infine che il nostro intestino, grazie alle sue cellule enterocromaffini, produce un’elevata quantità di serotonina, ormone che regola il tono dell’umore.

v) Conclusioni

       Tramite questa breve descrizione morfo-funzionale del nostro tratto enterico, ho voluto illustrare l’importanza che assume questo chilo e mezzo di microrganismi che portiamo dentro di noi. Questo delicato ecosistema ogni giorno svolge, a nostra insaputa, funzioni che non si limitano alla digestione enterica, come noto da tempo, ma come dimostrato da studi recenti, svolge un ruolo chiave in numerose patologie, anche di natura neurodegenerativa.

Avere un intestino dal profilo batterico “sano”, oltre che garanzia per tenere lontane le numerose patologie elencate, costituisce inoltre un requisito essenziale per il successo di terapie, in ambito sia nutrizionale che farmacologico, favorendo un completo recupero dello stato di salute.

Probabilmente il periodo, che stiamo vivendo e che sta mettendo alla prova tutti noi, ha quasi di sicuro alterato o quanto meno recato disturbi al nostro microbiota intestinale. Tuttavia, oggi grazie alle più aggiornate tecniche di sequenziamento del DNA batterico (Next Generation Sequencing) estratto dalle feci è possibile risalire a un’identificazione completa e affidabile del proprio microbiota intestinale, e, qualora dovesse presentarsi in disbiosi, si può intervenire mediante l’ausilio del nutrizionista.

Al prossimo articolo Dr Filippo Biamonte PhD


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5 Responses

  1. Resto sempre molto affascinata e soddisfatta di come in una manciata di righe il Dr Biamonte riesce ad affrontare argomenti solitamente non di facile comprensione per i “non addetti” da renderli fruibili da chiunque abbia un po’ d interesse per la complicata macchina che è l essere umano.
    Grazie

  2. La nutrizione e l’educazione alimentare in Italia non esistono. Tutto è affidato a lobby e aziende. Il deserto istituzionale.
    Grazie per il vostro prezioso contributo professor Biamonte.

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